16 Marzo 2026By Mattia Momentè

Quando le coincidenze fanno la storia

articolo

Qualche settimana fa, ad Atene, mentre salivo sulla scalinata che porta in cima alla Collina dell’Areopago – un masso gigante, nulla di straordinario – ho incrociato una ragazza di San Donà che conosco da anni. Niente di incredibile, un incontro che probabilmente non mi rimarrà impresso nella memoria per il resto della vita. Eppure, proprio in quel momento banale e imprevedibile, si è verificata una di quelle coincidenze che a tutti, prima o poi, capitano: imbattersi in una persona conosciuta in un luogo e in un contesto del tutto inaspettati.

Pochi giorni dopo, scorrendo le notizie, ho letto che al MoMu di Anversa aprirà a fine marzo 2026 una grande mostra dedicata agli Antwerp Six (il collettivo che quarant’anni fa ha rivoluzionato la moda internazionale). In modo del tutto sorprendente, mi è tornato in mente l’incontro di Atene e ha fatto scattare un pensiero insistente, che mi ha accompagnato per giorni: quante volte, nella storia, sono nati collettivi artistici, creativi o professionali proprio da legami apparentemente casuali – o quantomeno non pianificati – tra persone che, una volta unite, hanno finito per trasformare profondamente il loro campo?

Potrei perdere giorni a elencarli tutti, ma ho deciso di fare una piccola selezione in ordine sparso dei miei collettivi/gruppi artistici preferiti o che, secondo me, hanno influenzato – e stanno ancora influenzando – il loro settore:

Memphis

Settore: Design (industrial design, interior design, architettura)
Anni di attività: 1981 – 1987
Membri principali: Ettore Sottsass (fondatore), Michele De Lucchi, Nathalie Du Pasquier, Martine Bedin, George Sowden, Matteo Thun, Shiro Kuramata

Il Memphis Group nasce a Milano nel 1981 grazie a Ettore Sottsass, che raduna un gruppo di designer ribelli. In pochi anni stravolgono le regole del design: via il funzionalismo rigido e il minimalismo modernista, dentro colori sparati, pattern geometrici pazzi, materiali plastici e forme volutamente esagerate e ironiche. Per loro il design non è solo utile, è un linguaggio emotivo, culturale, quasi provocatorio. Diventano il simbolo del postmodernismo e, ancora oggi, la loro influenza si vede ovunque: nella moda, nella grafica, nella cultura visiva contemporanea.

Chi non volesse un pezzo di design Menphis in casa propria forse non dovrebbe essere mio amico

ura hara

Settore: Moda, streetwear, cultura urbana
Anni di attività: Prima metà anni ’90 – primi anni 2000
Membri principali: Nigo (A Bathing Ape), Hiroshi Fujiwara (Good Enough), Jun Takahashi (Undercover), Shinichi “Sk8thing”

Ura-Hara, o “Ura-Harajuku”, non è un collettivo con statuto e riunioni: è una scena viva nata nel quartiere Harajuku di Tokyo, una rete di creativi che si incrociano, si ispirano e finiscono per ridefinire lo streetwear. Prendono punk, hip-hop, skate e pop americano, li mischiano con un gusto tutto giapponese e creano qualcosa di nuovo: capi non solo da indossare, ma da collezionare, con storie dietro, edizioni limitatissime e un senso fortissimo di identità e culto. Da lì parte gran parte dello streetwear globale che conosciamo oggi.

Niente da aggiungere se non che quello che vivo tutti i giorni è anche per colpa dei ragazzi di Ura-Hara (brutti pezzi di merda)

dogme95

Settore: Cinema
Anni di attività: 1995 – primi anni 2000
Membri principali: Lars von Trier, Thomas Vinterberg, Kristian Levring, Søren Kragh-Jacobsen

Dogme 95 nasce in Danimarca nel 1995 come una specie di rivolta contro il cinema hollywoodiano gonfio di effetti e artifici. I fondatori firmano il famoso “Voto di castità”: niente luci artificiali, niente set costruiti, niente trucchi, solo camera a mano, location reali e storie autentiche. L’idea è spogliare il cinema fino all’osso per tornare a concentrarsi su attori, emozioni e narrazione vera. Il movimento scuote il cinema indipendente in tutto il mondo e ispira generazioni di registi a fare film più crudi e onesti.

Onestamente non è che i film mi gasano molto ma mi piace più dal punto di vista concettuale

magnum

Settore: Fotografia
Anni di attività: 1947 – oggi
Membri principali: Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger, David Seymour, Elliott Erwitt, Steve McCurry

Magnum Photos nasce nel 1947 come cooperativa di fotografi che vogliono decidere loro stessi cosa scattare, come e dove pubblicarlo – un’idea rivoluzionaria all’epoca. Da lì diventano il punto di riferimento assoluto del fotogiornalismo: documentano guerre, rivoluzioni, momenti storici e vite quotidiane con uno sguardo profondo e umano. Non sono solo immagini, sono testimonianze della realtà, narrazioni potenti che hanno segnato il modo in cui vediamo il mondo.

La guerra, la morte, la vita, le feste e la moda. Magnum racconta tutto e lo fa con delle fotografie che hanno cambiato il ‘900

teamlabwebp

Settore: Arte digitale, media art, tecnologia
Anni di attività: 2001 – oggi
Membri principali: Toshiyuki Inoko (fondatore), Takashi Kudo, e un team interdisciplinare di programmatori, artisti, ingegneri e matematici

teamLab è un collettivo giapponese che dal 2001 crea installazioni immersive dove arte, tecnologia e interattività si fondono. Usano algoritmi, proiezioni, sensori per trasformare spazi in ambienti vivi: lo spettatore non guarda e basta, entra dentro l’opera, la influenza e ne diventa parte. Le loro creazioni esplorano il rapporto tra persona, natura e spazio in modo sensoriale e dinamico, rendendo l’arte digitale accessibile, emozionante e in continua evoluzione.

Se si fa un viaggio a Tokyo andare da teamLab potrebbe essere una turistata incredibile ma andare al Louvre o al Tate non è la stessa cosa? L’arte interattiva è comunque arte

osaka5

Settore: Moda, produzione denim
Anni di attività: Anni ’80 – oggi
Membri principali: Studio D’Artisan, Denime, Evisu, Warehouse & Co., Full Count

Osaka 5 è il nome informale dato a cinque marchi giapponesi (tutti nati intorno a Osaka) che negli anni ’80 e ’90 hanno rivoluzionato il denim. Hanno recuperato tecniche vintage americane – telai shuttle, tessuti selvedge, tinture indigo naturali – per creare jeans autentici, di altissima qualità, con un’attenzione maniacale a materiali, vestibilità e quel fascino dell’invecchiamento naturale. Partendo da una passione quasi ossessiva per i vecchi Levi’s, hanno portato il Giappone a diventare leader mondiale del denim premium, influenzando tutto il settore heritage e raw denim

La moda vintage americana ormai viene fatta dagli anni 80 in Giappone. Qualquadra non cosa.

La morale

In fondo, forse la vera lezione di tutti questi collettivi è una sola: nessuno di loro si è svegliato una mattina pensando “oggi cambio il mondo”. Ettore Sottsass non ha convocato una riunione con all’ordine del giorno “rivoluzionare il design globale”. Nigo e Hiroshi Fujiwara non hanno firmato un contratto di partnership per distruggere lo streetwear come lo conoscevamo. Si sono trovati, si sono riconosciuti, e hanno iniziato a fare cose insieme — spesso senza sapere bene dove stessero andando.
Quello che accomuna tutti i gruppi di questa lista è qualcosa di molto meno romantico di quanto sembri: ossessione. Per il tessuto selvedge, per la camera a mano, per un pixel in più in una proiezione, per un bottone su un giubbotto che nessuno vedrà mai. È quella roba lì che fa la differenza.
Quindi, se c’è una cosa che questi collettivi ci insegnano davvero, è che vale la pena chiamare quella persona con cui hai sempre voluto lavorare, proporre quell’idea che tieni nel cassetto da mesi, o semplicemente dire ad alta voce cosa ti ossessiona — perché spesso è proprio lì che inizia tutto. La collaborazione non ha bisogno di un piano perfetto, ha bisogno di persone giuste e di un po’ di coraggio.
E chissà quanti collettivi come questi esistono già oggi — magari nati da un messaggio su WhatsApp, da un banco universitario condiviso, o dall’incontro casuale in un posto qualunque. Non lo sapremo per altri vent’anni. E questa, tutto sommato, è la parte più bella.

spotify