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Di algoritmi, gattini e serie tv

18 Febbraio 2025By Jessica Zanette

Di algoritmi, gattini e serie tv

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YouTube, Netflix e piattaforme simili ti mettono di fronte a una vetrina sterminata di opzioni. Bello vero? No, non proprio, perchè lo so che dopo uno scrolling selvaggio del catalogo, inizia la frustrazione e finisci anche tu, come me, a riguardare The Office – o Friends o Breaking Bad o Vampire Diaries – per la ventesima volta. È quella che i guru della psicologia chiamano “choice overload”, il sovraccarico da troppe opzioni. Più alternative abbiamo, più il nostro cervello va in tilt. E quando finalmente scegli, lo fai più per sfinimento che per entusiasmo.

Ecco perché TikTok funziona così bene. Ti toglie il peso della scelta. Apri l’app, e l’algoritmo ha già fatto tutto per te. Il primo video è lì, pronto, e se non ti piace, basta un colpo di pollice per passare al prossimo. Senza indecisioni, senza fatica, solo puro intrattenimento.

Fuori dalla comfort zone
La chiave del successo di TikTok non è solo la semplicità. È il suo ruolo di piattaforma della scoperta. Su YouTube trovi i creator che già conosci, su Netflix cerchi film e serie che rientrano nei tuoi gusti. TikTok, invece, ti spinge fuori dalla tua comfort zone: ti propone cose nuove, che non sapevi di volere. Un tutorial di cucina coreana? Perché no. Un tizio che accorcia tutti i gossip e le vicende del momento facendomi risparmiare un sacco di tempo? Non ne avevo bisogno, ma ora non posso farne a meno. Un gruppo di cani in gita su un bus (sì, sono seria)? Beh, ovvio che lo guardo.

Secondo i dati, la scoperta è una delle principali ragioni per cui si usano i social: leggere nuove storie, trovare ispirazione, informarsi o intrattenersi. TikTok lo ha capito prima di tutti: ti fa vedere esattamente quello che rientra nei tuoi interessi e ti stimola anche con nuovi contenuti, in maniera paurosamente perfetta. Il problema? È così bravo a sorprenderti che finisci per perderti dentro, senza neanche accorgertene. Ed ecco lì, è già passata 1 ora a guardare quei gattini simpaticissimi.

Il lato oscuro dell’algoritmo
Tutto perfetto, quindi? Io non direi, anche se, davvero, adoro stare su TikTok. Dipendere da un algoritmo, per scegliere cosa vedere ha i suoi rischi. Per chi crea contenuti, significa dover assecondare i trend, adattarsi alle logiche della piattaforma, sacrificare l’originalità e far sempre più fatica a costruire una community davvero affezionata. La bravura di un creator, quindi, non sta più solo nel produrre video di qualità, ma nel riuscire a emergere senza perdersi tra contenuti standardizzati e farsi ricordare. Per chi, invece, fruisce dei contenuti, il rischio di venire risucchiato dentro una bolla è dietro l’angolo: dopo il duecentesimo video sullo stesso trend, forse anche basta.

TikTok ti dà l’illusione di conoscerti meglio di quanto tu conosca te stesso. E in parte, forse, è vero. Ma c’è un rischio: diventare spettatore passivo, prigioniero di un flusso che non hai scelto davvero. Alla fine, il vero potere è saper scegliere cosa merita davvero la tua attenzione. Le nuove generazioni sembrano averlo capito: meno tempo sui social, più contatto con il mondo reale. Quindi, forse, la vera rivoluzione non sarà un nuovo algoritmo ancora più intelligente, ma una generazione che impara a riprendersi il controllo. 

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Sognando Elodie

1 Febbraio 2024By Jessica Zanette

Sognando Elodie

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Molti di voi, forse, andando avanti nella lettura si renderanno conto di aver sbagliato articolo. Quindi vi avviso subito, dicendo che no, qui non troverete quelle famose foto di Elodie sul palco da zoommare che stavate cercando. Sarà più che altro una riflessione generica e spassionata su come sia cambiato il panorama musicale e il ruolo degli artisti grazie ai social. Facciamo un po’ di ordine.

Quindi, per chi sta proseguendo nella lettura, vi starete chiedendo: perché sognando Elodie? Il titolo mi è venuto in mente perché un giorno, in Suonica, stavamo parlando del documentario Netflix su David Beckham, in cui è lampante il cambiamento del suo ruolo, da fenomeno del calcio a vero e proprio brand. È stato, in tal senso, un pioniere di questa direzione, ancora prima che i Social fossero così tanto parte integrante delle nostre vite.

Così come una Jess Bahrma qualsiasi, che voleva essere come Beckham nel famoso film del 2002, oggi (o domani) c’è sicuramente da qualche parte più di qualcuno che vorrebbe essere come Elodie. Un fenomeno musicale (e non solo) vero e proprio, uscito da un talent, che oggi conta numeri da record, basta vedere i sold out delle date del suo ultimo tour.

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Qualche dato e un paio di considerazioni

Che il panorama musicale sia cambiato lo sappiamo già, primo indizio fra tutti è il nostro modo di fruire la musica. 20,7 sono le ore medie di musica che ascoltiamo in una settimana (fonte IFPI) e i mezzi sono, in ordine, per il 24% i servizi di streaming (YouTube, Spotify ecc.), per l’11% le piattaforme che prediligono i video brevi (TikTok in primis) e il resto (2%) sulle altre piattaforme Social.

Un secondo indizio è che ognuno di noi segue i propri artisti preferiti sui profili ufficiali. Grazie ai social media, infatti, abbiamo guadagnato la possibilità di accorciare la distanza da loro e di coltivare un rapporto quotidiano quasi “familiare” e non solo in prossimità della pubblicazione di un album o della partenza di un tour. Per esempio, Elettra Lamborghini e Afrojack mi fanno sempre sorridere quando pubblicano i loro contenuti, oppure mi è capitato di sentire Levante cantare una jam session improvvisata davanti al suo specchio preferito o ancora di ascoltare e vedere Dan Reynolds degli Imagine Dragons suonare il pianoforte insieme ai suoi figli.

giphy

Ok, e quindi?

Tutto molto bello. Certo, ma, mettiamoci nei panni dell’artista. Oggi non basta più (o addirittura forse non serve?) pubblicare un album di successo. Oggi contano altri numeri: i follower, gli stream, i like, le sponsorizzazioni. Per raggiungere il successo non basta più “essere bravi a cantare” o “essere bravi cantautori”, bisogna ragionare come un brand a 360°. Paradossalmente, raggiungere il successo oggi (e mantenerlo) rispetto al passato, è molto più difficile e complesso.

I social hanno imposto delle regole precise alle quali anche gli artisti devono conformarsi, come per esempio la necessità di un piano editoriale serrato o la necessità di generare quello che viene definito “hype” (s. m. inv. Clamore, creato da una massiccia campagna pubblicitaria, che dà risonanza a personaggi o eventi) dietro il rilascio di un brano o di un album.

Per esempio Dua Lipa per il lancio del suo ultimo album ha eliminato tutte le foto del suo profilo Instagram e ha postato una sua unica foto con un cambio look totale (da mora a rossa). Altro caso clamoroso, il singolo di Shakira, che coinvolge Piquè e una Twingo. La cantante colombiana ha infatti colto l’occasione di una sua “vendetta personale” per uscire con un singolo piuttosto chiacchierato che ha fatto il giro del mondo. E che mi dite di Tananai che è rimasto immobile in centro a Milano per un giorno intero per farsi riprendere da tutti in occasione dell’uscita del suo nuovo brano?

I numeri che contano qui non sono stati proprio gli ascolti dei nuovi singoli (certo per tutti e tre i personaggi citati, poi, gli ascolti sono andati molto bene): qui valgono molto di più le visualizzazioni, gli articoli, i post e, in sintesi, quanto se ne è parlato in rete.

shakira bizarrap

Sulla scia di questa evoluzione, poi hanno spopolato una serie di fenomeni che vedono coinvolgere pubblico e artisti attivamente. Sto parlando, per esempio, di Spotify Wrapped, la classifica personale dedicata alle statistiche dei tuoi ascolti, dove quest’anno addirittura l’artista che avete ascoltato di più, probabilmente vi ha ringraziato personalmente con un video. Come non citare poi il Fantasanremo, fenomeno social(e) e mediatico, dove gli artisti in gara fanno tutto il possibile per guadagnare punti e vincere, alla fine, l’affetto del pubblico a suon di like, follow e stream.

I 5 tipi di artisti nei Social

Quindi, da buona digital marketing expert quale sono, ho provato a categorizzare i tipi di artisti che incontriamo oggi nei social, un po’ come se fossero i 5 consigli per scrivere un piano editoriale perfetto o, ancora meglio, i 5 tipi che non vorreste mai incontrare su Tinder.

1) Il capitalista
Si tratta del cantante esordiente che sfrutta i Social per costruire la propria reputazione, guadagnare visibilità, interagire con i fan ancora prima di firmare e contrattualizzare con un’etichetta discografica.

2) L’attivista senza filtro
Le cause sociali e ambientali sono all’ordine del giorno. Non solo, questo artista spesso si spinge anche oltre, affrontando tematiche politiche senza mezze misure. Questo lo porta a controversie, non solo con i propri fan, ma anche rendendo difficile la vita alla propria casa discografica.

3) L’influencer
Questo artista assume un atteggiamento da influencer, sviluppando rapporti simbiotici con i brand che lo supportano. Il suo profilo sarà un 80% prodotti e collaborazioni e un 20% musica vera e propria.

4) La vittima della pressione sociale
Questo artista subisce la pressione dei commenti, in particolare dalle “stan” (i superfan del web pronti a tutto) molto attive ed è spesso oggetto di meme, tormentoni e ossessioni online.

5) Il brand di se stesso
Questo artista sa esattamente come utilizzare i social, ama rafforzare la propria immagine in accordo con una strategia ben definita insieme alla propria etichetta discografica. Cura la propria presenza online, è sempre perfetto e difficilmente verrà colto in fallo.

Questi sono quelli per me più emblematici. Ovviamente ci sono ancora molti musicisti che non amano i riflettori dei social, ma solo quelli dei palchi e che quando parlano, parlano solo di musica, arte e poesia, senza mettere in mostra la propria vita.

In conclusione

Ma quindi l’impatto dei social è positivo o negativo per la musica?

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Sicuramente i social media offrono molte opportunità a tutti i tipi di artisti, anche a quelli più di nicchia, e indubbiamente portano vantaggi alle etichette discografiche. Al tempo stesso, però, è vero che le piattaforme oggi puntano all’intrattenimento massivo tendendo a privilegiare i tormentoni di facile ascolto e quindi a favorire questa tipologia di musica.

Quello che è sicuro è che la musica continuerà a passare per i Social e che seguirà inevitabilmente la loro evoluzione. E voi, cosa ne pensate?

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