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Spero che questo articolo ti trovi bene

8 Gennaio 2025By Lorenzo Baruzzo

Spero che questo articolo ti trovi bene

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In principio, c’era solo la necessità di mandare una e-mail, scrivendo un breve saluto all’interlocutore.
Qualcuno, poi, ha deciso di aggiungere un pizzico di formalità, un tocco di cortesia e una manciata di ottimismo, ed è nata l’iconica frase “spero che questa mail ti trovi bene.”

Una frase sbattuta lì, in cima alla e-mail, per mostrare un’apparente empatia, che ci guarda però con la stessa sincerità di un “ci sentiamo!” detto uscendo da un aperitivo.

Non credo esista qualcosa di più anonimo e superficiale anche perché, caro/a amico/a dell’internet, molto probabilmente la tua mail non mi “trova bene”. Anzi. Quasi sicuramente la tua e-mail è l’ennesimo sbatti di giornata.

Pensandoci però, non è forse questo alternarsi di frasi fatte e genialità inaspettate a rendere tutto ciò so interesting?

Se c’è infatti una cosa che ci accomuna tutte e tutti nel mondo delle e-mail di lavoro è quello straordinario repertorio di espressioni o modi di fare che utilizziamo come se fossero parte di una legge non scritta della comunicazione aziendale.

“Spero che questa mail ti trovi bene” è forse la più emblematica, ma (purtroppo o per fortuna?) non è l’unica cosa bizzarra che ci accompagna nella nostra vita lavorativa.

Un saluto va sicuramente agli amici della risposta infinita che ha come oggetto “R: R: R: R: R: R: R: R: R: R:”.
Gli eroi e le eroine che ben pensano di risolvere l’infinità del botta e risposta delle “R:” aggiungendo solamente un “anche per me”, non portando nessuna miglioria alla conversazione e creando solamente ancora più disagio. CATENA DI SANT’ANTONIO.

Un abbraccio anche agli amici che dopo 157 anni di onorata carriera ancora non sanno cosa sia un “rispondi a tutti”.
Tranquilli amici e amiche, non è un “rispondi a tutto il mondo”, ma solo alle persone in copia alla mail. REPLY TO ALL.

Altra categoria sono gli splendidi che “pls risp ASAP, IMHO”, comunicano solo con acronimi. YO BRO.

I magnifici che concludono con “cordialità” perchè vogliono essere gentili ma non troppo, perché vogliono salutarti ma senza esagerare. AMICI AMICI E POI TI RUBANO LA BICI.

I velocissimi che scrivono metà mail nell’oggetto perchè non hanno tempo da perdere, del tipo ‘Riunione anticipata alle 15 per report cliente, ok? Poi apri la e-mail e ”vedi oggetto”. NO PERDITEMPO.

Come non nominare i misteriosi che si firmano con inizialedelnomepunto perchè tanto il loro nome lo vedi nell’indirizzo e-mail. Qui sono davvero in difficoltà. A sto punto non firmarti. CAVALIERE OSCURO.

Ultimi, ma non per importanza, i fantastici che ”ti rispondo in rosso” e si attiva subito la modalità rainbow.
È necessario? ARTISTI.

È tutto bellissimo, lo so.
Dopotutto abbiamo imparato a non scrivere in stampatello, ad eliminare i puntini di sospensione dopo ogni frase e a non scrivere più con il Comic Sans. Secondo me possiamo farcela anche questa volta.

Cordialità
Lorenzo Baruzzo

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Zia

Buongiornissimo! Come spiegare a zia Lucia che lavoro fai senza finire alla neuro.

31 Ottobre 2023By Lorenzo Baruzzo

Buongiornissimo! Come spiegare a zia Lucia che lavoro fai senza finire alla neuro.

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Oggi più che mai il mondo del lavoro ha assunto confini sempre meno definiti e uniformi, diventando più eterogeneo e variabile delle previsioni meteo sulle app bizzarre che abbiamo nei nostri smartphone.

Spesso è complicato spiegare ad amici e coetanei quello di cui ci occupiamo, figuriamoci renderlo comprensibile a genitori e parenti che provengono da un contesto generazionale completamente diverso dal nostro.

Negli ultimi decenni infatti, sono nati tantissimi “nuovi lavori” e, di conseguenza, nuovi ruoli e posizioni con job title sempre più bizzarri: coso specialist, nonsocosa Manager, nonsoperchè Expert o Evangelist – si hai letto bene EVANGELIST (amen) – in grado di confondere anche il caro e vecchio Elon Musk nazionale.

Parallelamente a questa infinita lista di new jobs, un recente studio effettuato da LinkedIn, ha evidenziato inoltre come un genitore su tre non abbia (ancora) capito e non sia in grado di spiegare che lavoro faccia il/la figlio/a.

La causa principale di questo dato è sicuramente riconducibile al fatto che i genitori, zii, e chi più ne ha più ne metta, nati tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70 hanno dovuto fronteggiare un’evoluzione tecnologica enorme, che li ha costretti ad un adattamento spesso forzato e non sicuramente facile.

Coloro che, come me, portano a casa la “pagnotta” attraverso le cosiddette “professioni digitali”, sanno bene quante volte ci si trova a dover spiegare che lavoro facciamo a qualche nostro familiare non proprio di primo pelo. Tante.

Per dare subito un esempio lampante di ciò che immagino accada a tutte le longitudini terrestri, partiremo dalla più classica delle cene di Natale.

Mi siedo.
Domanda sulla fidanzata quotata 1.16, domanda sul lavoro quotata 1.30.

Zia Lucia: “Allora? Come va il lavoro? Cosa fai adesso?” – Eccola li. Rifletto. So benissimo che potrei dirle qualsiasi cosa, tanto non si ricorda minimamente
quello che faccio o meglio, si ricorda che da poco ho cambiato posto di lavoro ma continua a non sapere o ricordare però quello di cui mi occupo.

Qui in Suonica mi occupo di marketing e strategie digitali e dopotutto, penso tra me e me, per una persona che scrolla il feed di Facebook ricondividendo e mandando buongiornissimi come se non ci fosse un domani, e in grado di cliccare su decine di contenuti fake, non dovrebbe essere impossibile capire quello che faccio.

Come spiegarlo però in modo facile e comprensibile?
Prendo coraggio e inizio.
Azzardo un “pubblicità su internet”. Termini facili, che ha già sentito. Mi sembra il gancio più vicino alle sue nozioni per portarla nel mio mondo.

Continuo con “aiutiamo le aziende a farsi trovare online, sfruttando i canali digitali”, e poi con “aumentiamo la loro visibilità promuovendo prodotti e servizi”.

Non provo nemmeno ad utilizzare termini come marketing digitale, ADV, target, perché altrimenti andiamo davvero in analisi entro i 7 giorni, sia io sia lei.

Lei a questo punto interviene: “Ah computer, informatica”.
Abbattetemi.

Sembra di giocare una partita di Taboo, in cui devi far capire una determinata parola, senza però nominare le più banali per me (che però risulterebbero arabo per lei).

Continuo però a credere nella missione di poter spiegare cosa faccio e cosa fanno molti altri colleghi, e per questo da buon marketer vi propongo le “3+1 regole fondamentali per spiegare qualsiasi professione digitale in modo facile e veloce!”

Regola n. 1: Ci vuole calma e sangue freddo (un saluto a Lucone Dirisio) prima di tutto, respira a fondo.
Ricorda sempre che è normale che alla fine della conversazione Zia Lucia abbia ulteriori domande o dubbi. Dobbiamo sapere che potrebbe semplicemente concludere con un “Ah, interessante” e cambiare argomento anche se non ha capito nulla. Va bene così.

Regola n. 2: Relaziona tutto al suo mondo.
Evita il gergo tecnico o professionale. Cerca di trovare un collegamento tra il tuo lavoro e qualcosa che è già familiare a zia Lucia.“Tu scegli gli ingredienti per fare un’ottima torta, io scelgo gli ingredienti giusti per aiutare un’azienda a vendere i suoi prodotti o servizi, cercare nuovi clienti o semplicemente farsi notare su Internet”.

Regola n. 3: Usa esempi concreti.
Mostra a zia Lucia come il tuo lavoro abbia un impatto nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, nel mio caso ho aperto Facebook utilizzando il suo smartphone, e le ho mostrato gli annunci che comparivano scrollando il feed.

Regola n. 4: That’s Amore.
Alla fine è davvero così importante che zia Lucia capisca al 100% quello che fai? La cosa davvero importante è farla sentire parte della conversazione, condividendo con lei un pezzetto della tua vita, farle capire quante competenze, quanto impegno e soprattutto passione ci vuole per lavorare in questo “mondo digitale”, un mondo sempre più concorrenziale e bisognoso di competenze verticali, farle capire quali sfide personali e professionali stai affrontando nel tuo ambiente di lavoro e, perché no, cosa ami di più di ciò che fai. Facendo emergere la parte più emotiva del tuo lavoro, il lato umano, le persone con cui lavori, potrai creare una connessione “di valore” con la zia.

E anche se sappiamo entrambi come non sia facile per nessuna persona entrare nel mondo di un’altra, anche stavolta le capacità del marketer ci hanno portato un passo più vicini.

E, chi lo sa, magari il prossimo Natale mi chiederà perchè nei weekend sono in giro per l’Italia, con i format Suonica…ma questa è un’altra storia.

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